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Cosa mette nella calza la Befana?

Durante le feste di fine anno il consumo di dolci e cibi ricchi in calorie vuote aumenta molto. Ecco alcune idee per la calza della Befana. Proposte alternative, formulate al fine di evitare additivi e quelle sostanze pericolose alla salute dei nostri piccini.

Ogni anno che passa ci troviamo sempre più a fare i conti con una (non-)cultura che fa del Natale una festa senza spiritualità, mentre il Natale sarebbe il momento della rinascita interiore che nella nostra cultura è tradizionalmente associata al Cristo, con tutto ciò che rappresenta, e non il Natale del cibo ricco in calorie vuote che appesantisce il corpo, né tanto meno il Natale dei regali superficiali, con l’inutile spreco di carta&plastica che appesantisce il pianeta.

Arriviamo infatti all’Epifania, che ogni festa si porta via, tirando un respiro di sollievo. Con questa festa onoriamo il potere della manifestazione, e con la Befana ci apprestiamo a ripartire, si spera con il piede giusto, dopo un momento di resa dei conti in cui tiriamo le fila di quanto realizzato nell’anno terminato.

Come possiamo rendere questo momento edificante e costruttivo, anche per i nostri bambini?

Premetto che sono fermamente contraria all’abitudine ed al ricorso di caramelle e dolcetti, credo fermamente che i nostri bambini andrebbero maggiormente tutelati, sicuramente nel periodo del nido, poi ancora durante gli anni della materna, iniziando ad abbassare la guardia solo negli anni finali delle elementari.

Non è tanto la paura delle carie, che dovrebbe guidare una retta azione, di protezione dei nostri  bambini, da questa invasione di sapori artificialmente dolci e sgargianti, bensì il problema della resistenza periferica dell’insulina, che può apportare danni al metabolismo. 

I bambini piccoli andrebbero, in accordo fra coniugi e varie figure educative, protetti da quegli irresistibili piccoli dolci, che hanno la caratteristica d’indurre un consumo continuo. 

Posso affermare per esperienza personale che i bambini che crescono senza questa dannosa abitudine, ne declinano volontariamente il consumo, nonostante la proposta arrivi drammaticamente da figure autorevoli come l’educatore della scuola materna o il pediatra che vuole ingraziarsene i favori. Arrivando così ad approdare alle scuole medie senza la dannosa abitudine, radicata, di avere sempre qualcosa in bocca da masticare.

E nei casi in cui l’abitudine ormai c’è?

Occorre rimboccarsi le maniche e limitare i danni!!  Sì perché non c’è niente di più sbagliato del non fare niente, perché si può fare poco!

Pensando alla salute vediamo alcune semplici ed efficaci regole che possiamo applicare fin da subito per tutelare il metabolismo dei nostri amati bambini:

  1. evita che mangino caramelle, o bevano succhi industriali, a stomaco vuoto. Nonostante la più incalzante delle richieste, comunicherai fermamente che il consumo sarà posticipato alla fine del prossimo pasto.
  2. evita le caramelle dolcificate e\o colorate artificialmente. È verificato come alcuni di questi coloranti favoriscano l’iperattività. Per questo nelle etichette, recependo un obbligo di legge, trovi sempre l’indicazione dell’eventuale pericolosa presenza di questi coloranti. Purtroppo non sempre abbiamo la necessaria lente d’ingrandimento, indispensabile per riuscire a leggerle. 
  3. evita caramelle o bevande di facile reperimento, a basso costo e\o che riportino sulla confezione (nonostante il sapore dolce artificiale), l’abusato quanto deviante slogan  “senza zucchero”. Si è visto come il sapore dolce ottenuto attraverso dolcificanti chimici, anche  quando riporti un ridotto indice glicemico, possa esser ugualmente destabilizzante per il metabolismo degli zuccheri.
  4. preferisci le caramelle biologiche, in quanto la normative che regola gli alimenti bio ne vieta l’uso sia dei coloranti che dei dolcificanti artificiali.

Ma allora cosa metto nella calza della Befana?

Se hai fretta e proprio vuoi ricorrere ai prodotti confezionati, meglio allora acquistare prodotti biologici, in negozi tipo NaturaSì, dove guardando bene le etichette potresti trovare accettabili caramelle, cioccolatini, merendine, sani biscotti e lecca lecca.

Ma potresti provare anche idee alternative, iniziando piano piano con le sane bontà o con i bellissimi manufatti dei negozi Exaequo-Bottega del mondo, del commercio equo e solidale. Ancora potresti andare in libreria e cercare simpatici e piccoli libri, oppure ancora in edicola o in negozi di divertimento, a prendere stickers e\o piccoli giochi di società oppure ancora le amate figurine. Insomma cerchiamo di fare una calza “pensata” per il bene del bambino oltre che per il suo piacere e divertimento!

Certamente l’autoproduzione di biscotti e bon bon fatti in casa, resta sempre un’ottima iniziativa.

Molto apprezzate risultano sempre infatti le gelatine di frutta, per le quali occorre attrezzarsi con l’acquisto di adeguati piccoli contenitori.

Il procedimento delle gelatine è molto semplice e varia dalla consistenza che vorrete ottenere. L’unico accorgimento fondamentale resta la necessità di sciogliere in poco liquido freddo l’agar agar, cercando di evitare le formazione di grumi. Si farà poi bollire a fiamma bassa per 3 o 4 minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiungere a questo punto tutto il liquido,  riportando velocemente il bollore per spegnere poi subito il fuoco. Aggiungere la frutta (eventuale) e mescolando bene sporzionare negli stampi di silicone. Lasciate raffreddare in frigo coperto o a temperatura ambiente.

Nel gruppo FB “Cura Te Stesso”  posterò a breve la preparazione di simpatici e succulenti lecca lecca di miele e arancio. Resta sintonizzato!

SHANKA PRAKSHALANA pulizia dell’intestino

Lavaggio dell’intestino – Shanka Prakshalana ovvero una antica pratica che permette all’intestino di recuperare un suo corretto funzionamento, permettendo al corpo di ritrovare forza e vitalità. Sappiamo tutti che un intestino che non evacua regolarmente e completamente sia causa di stress, sedentarietà o aumentato fabbisogno di cibo spazzatura; questo inesorabile processo porta ad accumulo di residui tossici che potranno essere riassorbiti dai villi intestinali e rimessi in circolo nel sangue, intossicandolo. L’intestino ripulito correttamente apporterà benefici nella digestione, nel rinforzo del sistema immunitario, nel corretto rapporto dell’equilibrio idrico del corpo. 

Bevete lentamente giù lungo le corde vocali, poi muovete l’acqua nello stomaco. Poi evacuatela”. (Gheranda Samhita)

 l'importanza della supplementazione probiotica post lavaggio
l’importanza della supplementazione probiotica post lavaggio

Il termine Shanka Prakshalana, che si può tradurre letteralmente come “pulizia della conchiglia”, si riferisce a una magnifica pratica di pulizia totale del nostro circuito digestivo, dalla bocca all’ano (la conchiglia). E’ facile da eseguire e meriterebbe di essere conosciuta e applicata in tutto il mondo per gli straordinari benefici che apporta all’organismo… a costo minimo!

Una antica pratica per alleggerire l’inverno, eliminare il superfluo nel corpo e nella mente. La premessa indispensabile per capire e giustificare questa pratica, eseguita ai cambi di stagione, si inserisce in una visione integrata dei nostri organi nella vita quotidiana. Se infatti seguiamo le consolidate abitudini alimentari del nostro stile di vita occidentale, ci ritroviamo con un intestino sovraccarico, intasato, nelle cui anse spesso stazionano depositi fecali che, fermentando, creano inarrestabili processi di infiammazione prima e di degenerazione poi. E’ da questo processo che derivano le malattie, sostengono tutte le Medicine Tradizionali, dal raffreddore al cancro,  anche la cosiddetta “cervicale”, spesso fra-intesa nella sua genesi come un disturbo di esclusiva pertinenza dell’apparato muscolo scheletrico, o al massimo del sistema miofasciale. Sappiamo che in molti casi non è così: curiosamente, soprattutto quando insieme al dolore compaiono nausee e crisi di vomito, è il cattivo funzionamento del nostro fegato che dobbiamo chiamare in causa.

E’ accertato che, spesso, le tossine epatiche, anziché migrare naturalmente verso il basso ed essere espulse dall’intestino, risalgono fino al tratto cervicale e da lì scatenano il fenomeno doloroso, la nausea ecc. Tutto ciò confonde le idee e anche le modalità terapeutiche. Certo è che prima di arrivare alla pulizia del fegato sarà bene rinforzare i reni e poi ripulire il nostro intestino ad esempio utilizzando la tecnicaconosciuta col nome di Shanka Prakshalana, che si può tradurre con “gesto della conchiglia”, a ricordarci che l’interno di una conchiglia è sinuoso e percorso da vari interstizi, come il nostro intestino. Il canale digerente è il primo confine e luogo di scambiotra gli organi interni ed il mondo esterno, che introduciamo sotto forma di cibo. Questo è quindi il primo livello da curare per mantenere o riguadagnare la salute: ecco spiegata l’importanza centrale del Shankprakshalana.

Andrè Van Lysebeth nel suo libro \”Perfeziono lo yoga\” ci presenta diverse tecniche di purificazione del corpo fisico e pranico, al fine di ottenere una nuova giovinezza: shanka prakshalana (lavaggio intestinale), vamana dhauti (pulizia dello stomaco) e danta dhauti (pulizia della cavità orale). Questa tecnica, che la Gheranda Samhita considera la migliore delle Dhauti, è largamente riconosciuta per la sua efficacia.

Anche Svâtmârâma, nella “Lanterna dello Hatha-yoga” (Hatha-yoga-pradîpikâ)  nei primi due capitoli illustra le tecniche di purificazione (shat-karman). Tale era la prudenza e la sapienza degli antichi Maharishi – grandi saggi – che trasmettevano il loro sapere ai discepoli in una forma concentrata e sicura entro brevi e succosi aforismi. I Maharishi assimilarono per “scienza infusa” “la Verità della disciplina yogica” e la trasmisero tale e quale, come abbiamo visto, criptata, a protezione e beneficio dei posteri. Lo studio e la decodificazione di questi sutra è stata vista da sempre come una sfida agli occhi dello studioso ma nessuno può affermare oggi, in questo momento così significativo per la scienza, che quanto esposto da quei grandi Maestri di un passato remotissimo sia attualmente inattendibile o criticabile da un punto di vista razionale e scientifico.

La pratica complessivamente dura tre giorni; non spaventatevi, in realtà è semplice e facile da eseguire e nei tre giorni arriviamo a capire tante cose belle del nostro corpo. La sera precedente l’esecuzione di Shank-prakshalana, assumeremo poco cibo, molto leggero: una minestrina leggera di verdura, verso le 19 sarebbe l’ideale. Il mattino dopo, completamente digiuni, senza lavori o incombenze da seguire (bambini attorno, o parenti inutilmente apprensivi), inizieremo a bere acqua calda (ma non caldissima) e salata (con uno specifico sale). Berremo l’acqua a bicchieri, non velocemente e non a piccoli sorsi, un bicchiere alla volta, con decisione, e praticando esercizi di yoga che facilitano lo scorrimento dell’acqua nel tubo digerente.

Appositi e specifici asana, ripetuti ognuno per 5 o 6 volte ad ogni bicchere.  Solitamente il lavaggio vedrà il via  dopo 8-10 tazze.

Continuando a bere e a praticare, osserverete che le feci si presenteranno sempre più scomposte: fino a quando, da ultimo, uscirà acqua pulita!

Si arriva così alla fine, …..a questo punto praticheremo una meditazione in ascolto dello spazio interno vuoto e pulito…. in shavasana; ma, entro mezz’ora, occorre mangiare un bel piatto di riso bio basmati, bianco, ben cotto, condito con ghee (burro purificato che avremmo preparato insieme), al fine di lubrificare per bene e proteggere il tessuto intestinale. Se avete sete potete assumere a piccoli sorsi della semplice acqua naturale, non gasata e non fredda, o una tisana di finocchio o di malva (ottima per completare l’effetto decongestionante di Shankprakshalana).

Nei due giorni successivi occorrerà moderare l’alimentazione:  niente cibi acidi o piccanti, niente sughi o fritti o dolci o bevande gasate. Un po’ di riso basmati o un po’ di pasta, della verdura lessata e condita con olio d’oliva, un frutto “innocuo” tipo la mela, o qualche pezzetto di banana. Ma soprattutto osservatevi: guardate come il corpo è più morbido e rilassato, come è limpido il fondo dell’occhio, come è più leggera e scorrevole la vostra saliva. Come siete più felici! E soprattutto ascoltate quella meravigliosa sensazione di “vuoto” nella vostra pancia… Iniziate da lì e non permettetevi più gonfiori addominali, stitichezza e quella sgradevole impressione di “pienezza” che qualcuno confonde con la soddisfazione alimentare.

Controindicazioni: Non si pratica Shankprakshalana in gravidanza, durante il periodo mestruale potrebbe dare fastidio (ma il giorno precedente il mestruo sì può fare, vedrete come l’effetto rigenerante sarà più completo). Non si pratica con patologie addominali in corso o pregresse – se di una certa rilevanza – e quando esistono disturbi cardiovascolari. In tal caso consultare prima un medico. Il sale va tolto o sostituito se ipertesi. Assolutamente controindicato in caso di ulcere.

La dentizione nel lattante

Dentizione decidua. i denti da latte sono 20 e si formano già durante la gravidanza, anche se l’eruzione inizia intorno ai 5 mesi di vita del bebè, per poi cadere dai 7 ai 12 anni. Come alleviare con i rimedi naturali, il disagio legato a questo processo fisiologico che, come per tutte le tappe evolutive, ha tempi diversi per ciascun bambino. Pur manifestandosi spesso, non troviamo correlazione scientifica fra l’eruzione dei denti da latte e la cosiddetta “febbre da denti” .

 

 Come aiutare il bambino ad alleviare il disagio della dentizione
Come aiutare il bambino ad alleviare il disagio della dentizione

La costituzione o terreno di base del bambino influenza molto l’andamento della dentizione. Inutile starne a descrivere i sintomi, se il vostro bambino è fra quelli che accusano fastidio in questo passaggio della vita, ve ne sarete già resi conto da voi, senza che io stia ad elencarne le manifestazioni che sono solitamente:

  • fastidio e facile irritabilità
  • sensibilità alle gengive e bisogno di avere sempre qualcosa in bocca
  • aumentata suzione nelle ore notturne a causa di difficoltà a dormire per un tempo prolungato
  • rifiuto del cibo che non sia il seno o il latte in formula
  • salivazione aumentata e arrossamento del viso
  • arrossamento del sederino
  • feci tendenti al verde e un pò schiumosette
  • febbricola

Gli aiutanti del bebè:

  • le manine portate sempre alla bocca per premere  sulle gengivine. Cercate di tenerle pulite e non stressateli inutilmente cercando di impedirglielo.
  • impacchi con tisana di malva tiglio e altea raffreddata:   imbibire una garzina con la tisana e massaggiare con delicatezza la gengiva dolente. 
  • impacchi con bicarbonato: sciogliere un cucchiaino abbondante di bicarbonato in mezzo bicchiere di acqua fredda, bagnare bene una garzina e massaggiare la gengiva dolente.L’azione lenitiva del bicarbonato riporterà il pH corretto.
  • la collanina d’ambra, è un consiglio della antroposofia che ci arriva dagli insegnamenti di Rudolph Steiner.  Questa ambra è una resina, che non deve essere messa in bocca dal bambino poiché la sua funzione si esplica grazie alla sua capacità di rompere i campi magnetici. Nel bambino in corso di dentizione, le cellule infiammate trattengono i liquidi creando campi di tensione, che premendo sulle mucose generano dolore. L’ambra rompendo questi campi scioglie queste tensioni rendendo il bimbo meno sofferente, più calmo e facilitandone il sonno.
    Nuove ricerche hanno constatato come le vibrazioni intermolocolari del calcio siano molto simili a quelle dell’ambra. Pertanto la vibrazione armonica dell’ambra aiuta il calcio a depositarsi sul dentino in formazione, che diviene più forte e fuoriesce più facilmente da una gengiva meno infiammata. Se poi consideriamo l’innumerevole quantità di campi elettromagnetici (telefonini, computer, ecc.) che al giorno d’oggi circondano i nostri bimbi, questa  bella collanina si pone come un rimedio protettivo. Per prevenire incidenti bisogna acquistare collane fatte apposta per la dentizione, a misura di bimbo piccolo, in cui non possa impigliarsi, con chiusura a vite, con le perle legate a doppio nodo singolarmente, in modo da non poter scivolare via in caso di rottura.
  • gel da applicare sulla gengiva: gel Weleda alla ratania (purtroppo contiene un po di alcol) oppure Chamodent baby gel di Mama Natura con estratto di malva, ricco in mucillagini acido ialuronico butirrato estremamente benefico, promuove l’idratazione, limita il processo irritativo anche grazie all’estratto di camomilla e dal pantenolo, dalle proprietà emollienti. Non contengono anestetici locali, sono senza zuccheri, glutine e ftalati
  • Il rimedio omeopatico Calcarea carbonica (o Calcarea carbonica ostrearum o Calcium carbonicum Hahnemanni). Il carbonato è il minerale di calcio più abbondante in natura. É il rimedio per la dentizione difficile del lattante,  ma è anche un rimedio di terreno che agisce sulle forze vitali dell’organismo. Nel bambino con problemi di dentizione ci aiuta a riequilibrare l’assorbimento del calcio, inoltre è interessante in quanto agisce ad ampio spettro sia sulle ossa che sulle articolazioni, nonché sulle ghiandole linfatiche, sulla pelle, nell’apparaoi digerente, respiratorio e urinario (si consiglia anche per il bambino che soffre di enuresi).
  • quasi ultima, causa difficile gestione,  la radice di iris (o radice di viola) che vanterebbe proprietà antiinfiammatorie ed antidolorifiche qualora gradita e tenuta in bocca. Purtroppo sia con i miei figli che in tanti anni di lavoro con i bambini, non ho sentito molti  commenti positivi nell’uso di questo rimedio. Sarei ben contenta di esser contraddetta da qualche mamma.  
  • un po di sollievo dalle verdure fredde da succhiare  (carote, sedano, finocchio raffreddati in frigo), ma anche spicchi di mela o arancio o mandarino sempre da frigo (tutto il frutto intero).  Qualora dovessero già esserci alcuni dentini potreste sempre ricorrere all’apposita retina contenitiva così da non dover sempre essere in ansia, per i pezzetti pericolosi che il bambino potrebbe staccare.

COSA EVITARE:

  1. gli anelli da dentizione potenzialmente tossici contenenti ftalati.
  2. gli anelli da dentizione in legno che non abbiano chiaramente indicato in etichetta di essere di legno naturale e non trattato.
  3. il miele rosato, almeno sotto l’anno di età
  4. tachipirina o altri antidolorifici epatotossici …… mi rifiuto di argomentare…. dovrei farlo?

        

Bevande vegetali: quale latte?

Quale latte o alternativa vegetale è più adatta al mantenimento di un buono stato di salute.

Quello che vogliamo approfondire oggi, è il complesso universo delle bevande vegetali. Se ci mettessimo d’impegno a leggere le etichette di quello che andiamo ad acquistare, forse smetteremmo di comperarlo e penseremmo alla…autoproduzione! Il latte vegetale infatti non necessita di prendersi cura di una mucca per poterlo avere fresco ogni giorno…

Ricordi il buon vecchio latte di mucca? Ci sarebbero da fare tanti interessanti ragionamenti, senza demonizzarlo a prescindere, e prima o poi li faremo 😉 Certo è che, quando volessimo sostituirlo, dovemmo valutare bene il rapporto pregi e difetti delle proposte alternative.

Maggiormente digeribile rispetto il latte vaccino, troviamo sia il latte di capra che  quello di pecora. Anche in questo caso è comunque necessario controllare la qualità di vita degli erbivori in questione.

Quello che vogliamo approfondire oggi, è il complesso universo delle bevande vegetali. Se ci mettessimo d’impegno a leggere le etichette di quello che andiamo ad acquistare, forse smetteremmo di comperarlo e penseremmo alla…autoproduzione! Il latte vegetale infatti non necessita di prendersi cura di una mucca per poterlo avere fresco ogni giorno…

A parte gli scherzi, una bevanda vegetale accettabile dovrebbe contenere il cereale o pseudo-cereale in questione, acqua, e al limite dell’olio di girasole spremuto a freddo, senza altri addensanti, nessun stabilizzante, zero gommine…..etc etc!

 Come suggerimento di bevanda pronta all’uso, di sicura qualità, suggerisco sempre quella ottenuta dal cocco, i cui ingredienti dovrebbero essere: cocco e acqua.

Ora vediamo perché limitare al massimo il consumo del tanto popolare, quanto da me sconsigliato “latte di soia”. In primo luogo, la soia gialla non fa bene al nostro pianeta….  tutto ciò che fa male alla nostra madre terra indirettamente fa male anche a noi. Vi sono però molti più motivi per i quali la soia gialla non fa bene alla nostra salute, infatti:

    •    Contiene fitoestrogeni, particolarmente controindicati per uomini e bambini in quanto, imitando gli ormoni estrogeni naturali del corpo può portare ad uno squilibrio di testosterone, con conseguente infertilità , riduzione di spermatozoi, e aumentato rischio di tumori.

    •    Nelle donne, può causare una dominanza estrogenica collegata a sterilità , problemi mestruali e forme di degenerazione cellulare.

    •    Contiene molto acido fitico in grado di inibire l’assorbimento di minerali importanti come ferro, magnesio, zinco, calcio, rame (di cui spesso siamo già pericolosamente carenti) .

    •    Inibisce la proteasi e gli enzimi necessari alla digestione di alcune proteine

    •    contiene dei potenti composti che possono portare a disturbi del sistema endocrino e della tiroide. I neonati allattati conformule a base di soia hanno un rischio molto più elevato di sviluppare malattie autoimmuni della tiroide.

    •    In generale il consumo eccessivo di alimenti a base di soia aumenta la necessità del corpo di vitamina D, vitamina B-12, di calcio e magnesio.

Ma non dobbiamo esagerare nemmeno con le bevande di mandorla, quinoa, avena, amaranto, canapa, piselli, lenticchie, miglio, noce, nocciola..…

Vediamo come tutte le bevande industriali siano per lo più:

    •    cariche di fitati

    •    concentrate in zuccheri 

    •    a ridotto quantitativo di materia prima

L’autoproduzione di bevande vegetali diventa così la scelta da preferire, anche se non da usarsi continuamente.

Passaggi chiave dell’autoproduzione:

  1. scelta della materia prima; ad esempio scegliere la frutta in guscio rispetto a quella sgusciata e pelata, il cereale integrale e possibilmente germogliato.
  2. ammollo prolungato (24\48h) così da rendere maggiormente biodisponibili le sostanze presenti nel chicco migliorandone il processo di digestione. Frequente ricambio dell’acqua, così da eliminare le sostanze dannose. Risciacquo accurato.
  3. usare l’estrattore o il frullatore, insieme all’acqua nella proporzione di almeno 1 a 5 (1 litro di acqua 200g di materia prima). Frullare finemente, filtrare, aggiungere vaniglia o altri aromi a piacere ed ecco la bevanda pronta!

E’ ovviamente da evitare l’aggiunta di dolcificanti, in caso di necessità di ottenere un gusto più dolce puoi sperimentare con l’aggiunta della stevia.

Focus sulle proprietà del latte di cocco

la noce di cocco è un frutto ricco di preziosi acidi grassi a catena media e acido laurico. Ha molti benefici per la salute, è particolarmente buono e adatto per i bambini. Facile da autoprodurre avendo due soli ingredienti:

  • 1 tazza di cocco fresco grattugiato o tritato con un robot da cucina
  • 3 tazze (di eguale misura) di acqua

Procedimento senza estrattore:

  1. riscalda l’acqua, ma non farla bollire!
  2. Metti nel frullatore il cocco e un po dell’acqua. Frulla per alcuni minuti fino ad ottenere una crema densa e cremosa.
  3. Versa attraverso un colino a maglia fine per separare la maggior parte della fibra di cocco, e poi eventualmente filtra ulteriormente utilizzando un telo di cotone (lavato solo con acqua e acido citrico) o attraverso più spessori di garza, per eliminare le parti semisolide restanti.
  4. Aggiungi il resto dell’acqua e azione il frullatore così anche da pulirlo bene.

Opzioni aggiuntive:

  • aggiungere 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia;
  • per farne un dessert: 1/2 tazza di frutti di bosco anche congelati, oppure ancora 1/2 cucchiaino di vaniglia. Bere subito o conservare in frigorifero.

Il latte di cocco dovrebbe essere consumato entro 3-4 giorni poiché essendo senza conservanti e additivi  vari  può separare la parte liquida da quella più cremosa. Resta pertanto buona regola scuotere o mescolarlo prima dell’uso.

Focus sulle proprietà del latte di mandorle

Le mandorle contengono la preziosa vitamina E, la vitamina B2 , la B7 nota come biotina, importante per la pelle e la bellezza dei capelli, il manganese, il rame e molte altre sostanze nutrienti e vitali.

Il consumo di grassi sani, fra cui le mandorle, è stato collegato alla riduzione dello stato di infiammazione sistemica, con benefici sul riequilibrio del colesterolo, nello smaltimento dell’eccesso di peso corporeo, nella regolazione del glucosio, e più generalmente in una riduzione dello stress ossidativo.  Alcuni studi hanno mostrato come il consumo di mandorle svolga un ruolo positivo nel ridurre il rischio di malattie degenerative.

Chiaramente questi vantaggi possiamo averli anche prendendo l’abitudine di fare uno spuntino con un frutto (ad esempio una mela) seguita da alcune mandorle appena sgusciate. Quindi essenzialmente il mio consiglio è: mangia direttamente le mandorle e lascia il latte ai vecchietti sdentati! Del resto si sa, invecchiando si torna bambini!

Un saluto da Marina, ciao!

Tutto sul Kefir

Da quest’autunno, in casa abbiamo preso l’abitudine di mangiare il kefir ogni mattina. La nostra coltura di “grani” sta crescendo e riusciremo presto a diversificare i barattoli, tra latte di mucca e latte di capra. L’esperienza ci conferma le sue qualità impareggiabili…se vuoi saperne di più continua a leggere! Quello che segue, è un estratto in anteprima dal mio libro in uscita a novembre.

Da quest’autunno, in casa abbiamo preso l’abitudine di mangiare il kefir ogni mattina. La nostra coltura di “grani” sta crescendo e riusciremo presto a diversificare i barattoli, tra latte di mucca e latte di capra. L’esperienza ci conferma le sue qualità impareggiabili…se vuoi saperne di più continua a leggere! Quello che segue, è un estratto in anteprima dal mio libro in uscita a novembre…

Il kefir è un alimento che puoi preparare in casa a partire da latte di mucca, capra, o da latte di cocco. Parleremo qui del Kefir di latte di mucca, specificando quando necessario le differenze con gli altri tipi. Il kefir viene spesso paragonato allo yogurt ed ha un sapore simile, ma ne supera di molto i benefici. In particolare il kefir, a differenza dello yogurt:

  • Contiene molte più specie di batteri e lieviti utili per svariate funzioni del nostro corpo;
  • Aiuta efficacemente a combattere la candida;
  • I suoi batteri riescono a raggiungere e ricolonizzare le aree dell’intestino con microbioma indebolito
  • ha un’azione persistente nel tempo, (mentre lo yogurt è attivo solo durante il passaggio nel canale digestivo)
  • ed infine…è più comodo dello yogurt da produrre in casa, perché i suoi batteri sono mesofili, attivano cioè la fermentazione a temperatura ambiente.

Spero che questo ti induca a decidere di cominciare una produzione di kefir per te e per la tua famiglia. Ecco una lista delle qualità specifiche del kefir di latte:

  • Contiene tutti gli aminoacidi essenziali, in forma facilmente digeribile. In particolare è una fonte di triptofano, un precursore della serotonina, che ha un effetto calmante sul sistema nervoso.
  • Ha un alto contenuto di sali minerali: calcio e magnesio
  • Contiene tutte le vitamine del gruppo B (biotina, acido folico, acido pantotenico, tiamina e B12) e la vitamina K: tutte vitamine che tipicamente mancano quando vi è in atto uno stato di disbiosi. Esse sono sintetizzate dagli stessi batteri amici presenti nel kefir, che dovrebbero essere presenti anche nel nostro intestino! Alcune di queste vitamine sono piuttosto rare nell’alimentazione comune: consumando kefir ne avrai un rifornimento sicuro.

Date queste caratteristiche fuori dal comune, il kefir ha notevoli benefici, che si possono riassumere nel suo nome: in turco infatti “kefir” significa “sentirsi bene”!

A partire dalla sua azione principale, cioè combattere la candida e i lieviti dannosi e ricolonizzare l’intestino con molti ceppi di batteri amici, vi sono benefici specifici:

  • aiuta a limitare il desiderio eccessivo di cibo, perché nutre realmente il corpo
  • migliora la salute e l’aspetto della pelle
  • ha una qualità raffreddante quindi è riequilibrante in caso di febbre o infiammazioni
  • aiuta fortemente il recupero della flora batterica dopo un periodo di antibiotici
  • aiuta a combattere la candidosi anche nella vagina, e favorisce l’attività del fegato
  • migliora l’alito, favorisce la motilità intestinale, ed elimina la flatulenza.

Come produrre il Kefir?

Il kefir, come tanti alimenti fermentati, richiede una coltura batterica preesistente: la “madre”, che qualche persona che condivide con te l’attenzione alla salute sarà probabilmente felice di donarti. La madre del kefir assomiglia a una serie di grani o bachetti bianchi: così appaiono le colonie dei nostri tanto desiderati batteri eubiotici!

I batteri del kefir si nutrono degli zuccheri del latte, creando il processo della fermentazione. Essi inoltre predigeriscono diverse componenti, come le proteine, rendendole più assimilabili per te.

I batteri del kefir hanno bisogno di nutrirsi continuamente, e hanno anche bisogno di aria. Andranno quindi tenuti sempre coperti di latte, e in un vaso aperto, che potrai coprire con una tela porosa per proteggerlo dalla polvere. Se qualcuno ti ha dato una parte della sua “madre”, probabilmente ti avrà dato una piccola coltura un barattolo chiuso per trasportarlo meglio, ma questa non è una condizione in cui i grani si possano conservare bene per più di qualche giorno, anche in frigo.

Prepara subito il tuo vaso e la tela per coprirlo, e trasferisci i batteri, coprendoli di latte. Dal primo momento che immetterai latte nuovo, i batteri cominceranno a lavorare e dopo 1-2 gg il contenuto del vaso sarà trasformato in kefir. Tieni il vaso del kefir in un luogo sicuro e pulito, a temperatura ambiente.

Il tempo necessario per la conversione del latte in kefir dipende dalla proporzione tra grani e latte, e ne farai esperienza diretta. Considera che comunque la coltura di madre aumenterà progressivamente, consentendoti dopo poche settimane di ottenere il kefir a scadenza quotidiana, anche se sei partito con pochi grani.

Quando vuoi gustare il tuo kefir, non dovrai fare altro che separare il kefir dai grani, utilizzando un secondo contenitore e un colino a maglie fitte. Riempi il colino di kefir e utilizza un cucchiaio per facilitare la colatura delle parti più dense. Alla fine con il cucchiaio preleva i grani che sono rimasti nel colino e ponili in un altro contenitore provvisorio. Ripeti questa operazione finché non hai separato tutti i grani e tutto il kefir.

Infine, prima di gustare il kefir, rimetti i grani in nuovo latte!

Puoi riutilizzare il vaso che hai scelto, purché ogni tanto lo lavi completamente, per purificarlo da altri eventuali ospiti non graditi. Rimetti i grani nel contenitore e coprili di nuovo latte (va bene anche freddo): il processo di produzione ha di nuovo inizio! Non ti resta che riporre il vaso, e l’indomani troverai nuovo kefir.

Nota bene:

  • per la produzione di kefir di latte si utilizza una madre diversa da quella del kefir di cocco
  • puoi conservare il kefir già filtrato per due giorni in frigo e consumarlo a piacere.

Come introdurre il kefir nella tua alimentazione

Il kefir è un alimento ricchissimo che ha controindicazioni praticamente nulle. La più grave è quella che condivide in generale con i latticini: è ricco di caseina, e se fatto con il latte di mucca, ha un ph acido. Una soluzione per l’acidità è l’uso del latte di capra: il kefir di latte di capra ha tutti i benefici di quello di mucca, e in più ha un ph alcalino; la differenza sostanziale è la mancanza dell’acido folico, che andrà introdotto in altri modi nella tua dieta.

Se invece hai problemi con la caseina (questo può avvenire anche all’inizio della fase di depurazione, quando il tuo intestino è ancora in condizioni critiche che potrebbero renderne difficile la gestione) sarà bene utilizzare il kefir di cocco, che non contiene la caseina, così come molte proteine. Sarà comunque un alimento determinante per ripopolare la tua flora intestinale, dopodichè potrai passare al kefir di latte, più nutriente.

Se sei intollerante al lattosio, ti farà piacere sapere che nel kefir esso viene in gran parte pre-digerito dall’enzima lattasi prodotto dai batteri. Un kefir ben fermentato potrebbe essere un alimento che puoi tollerare (il condizionale è d’obbligo), consentendoti di accedere a tutti i suoi benefici.

Quantità: puoi cominciare ad assumere 100g di kefir, possibilmente al mattino a stomaco vuoto, e comunque senza associare zuccheri. Questa quantità può essere gradualmente aumentata a seconda della tua percezione. Anche i momenti della giornata dipendono dalla tua esperienza, anche se assumerlo a stomaco vuoto ne esalta i benefici.

Vi sono però alcuni nutrienti necessari per completarne e bilanciarne l’azione, come le vitamine A, C, D, E, il magnesio, e le fibre. Per questo gli accostamenti alimentari più adatti sono i seguenti:

  • Verdure crude o cotte a vapore
  • Frutta acida, povera di zuccheri, come fragole, ribes, melograni, mirtilli, limoni, ananas, …
  • frutta secca e semi

Puoi anche creare frullati che avranno l’aspetto esteriore di classici yogurt commerciali, frullando insieme al kefir qualche frutto acido, olio di lino, e un po’ di stevia per dolcificare. Provalo a colazione o proponilo al tuo bambino…gli farai un grande dono.

Ricorda che il kefir è un latticino (per quanto leggero, poiché in parte pre-digerito): evita quindi di associarlo con cibi amidacei (patate, riso, …) o altre proteine animali. La difficoltà digestiva aumenterebbe troppo e così il livello di acidità, che potrebbe causare muco. Ricorda inoltre di bere più acqua del solito, perché l’effetto dei latticini è anche quello di disidratare il corpo, che è a sua volta un motivo di addensamento del muco.

E ora sei pronto? Cerca intorno a te qualcuno che possa darti i grani per cominciare a produrre in casa il tuo kefir quotidiano!

P.S.: se non conosci nessuno, puoi provare a chiedere sul nostro gruppo Facebook “Cura Te Stesso”!