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L’Ayurveda è l’antica scienza medica dell’India, la psicologia ayurvedica è la medicina yogica per il corpo e la mente. Un po alla volta vedremo nei prossimi post la connessione con i 5 corpi e la mente, come bilanciare la piccola coscienza con i 3 guna…. anche attraverso l’uso di mantra, ovvero suoni che diventano veri e propri veicoli capaci di traghettare il comune pensare, ad un livello più connesso con il Se superiore.

 Mantra Hong So

Mantra Hong So

Nell’era dell’acquario siamo tutti immersi in una energia che ci porta a strafare….. con mille cose che si avvicendano senza lasciare mai spazio all’ altro che siamo, rispetto ciò in cui ci identifichiamo. Occorre LASCIAR ANDARE, non esser sempre nella tensione di esser all’altezza… di tutto, occorre far si che le cose accadano; non significa rinunciare, ne disinteressarsi, bensì lasciare ogni tanto questo attaccamento.
COSA LEGA L’ESSERE DIVINO AL PICCOLO SE ESTERIORE? 
Il respiro interiorizzato che si raggiunge nello stato meditativo.
…. e lasciate che sia……. così solo i neuroni inizieranno a cambiare!

Ricordatevi di far precedere sempre la meditazione da un pò di pratica dinamica, corporea o da un pranayama (tecnica di respirazione).

L’esecuzione successiva del Kriya comporta una preparazione (che oggi vi spiego con il mantra Hong So), queste tecniche che sono state adottate, dalla B.Gitā, dagli Yoga Sutra e dai Tantra Shastra ed armonizzate ai movimenti cosmici.

La pratica del mantra Hong So è una pratica molto comune, che a volte cambia nella fonetica del suono che può anche essere So-Ham o altro ancora. Si basa sul concetto di osservazione del respiro, senza alcun tipo di interferenza con esso, e sulla ripetizione di un mantra, che è quello che dà il nome alla tecnica. Questa pratica fa riferimento agli insegnamenti di Paramahansa Yogananda.

Mettersi con la  schiena ben diritta, possibilmente non appoggiata ad alcun sostegno (schienale della sedia o parete), le gambe nella posizione seduta semplice o anche alla larghezza del bacino se si è seduti su di una sedia o in un panchetto da meditazione.

Aiutarsi portando la concentrazione nel punto di contatto dell’aria con le narici, nell’inspiro e nell’espiro. Ripetere mentalmente ad ogni inspiro “HONG”, e ad ogni espiro “SO” per 5 cicli respiratori completi in hong so. I praticanti di Hatha Yoga potranno ripetere per tre volte prima e dopo il krya maha mudra, ovvero una posizione simile a janu sisrsāsana in grado di rafforzare la spina dorsale e favorire la giusta distribuzione del prana (corrente vitale) lungo essa. 

Passare poi ad una asana (posizione seduta comoda) per la meditazione.

“Edificate le vostre intime adiacenze. Praticate il silenzio! Io ricordo la meravigliosa disciplina dei Grandi Uni. Quando eravamo soliti parlare e chiacchierare, essi ci dicevano: – Ritornate nel vostro castello interiore. –
Era molto difficile comprenderli, ma ora capisco la via della pace che ci veniva mostrata.”
Paramahansa Yogananda

Io sono certa che tanta della fatica che si fa in questo periodo (e anche tante influenze che ci bloccano a letto), derivino proprio dalla distanza che mettiamo fra i sopiti bisogni spirituali e le spinte centrifughe di una socialità scollata dal vero senso intimo della Natività. O almeno, è questo il disagio che provo io, in questo periodo di rinascita interiore.

Quindi abbellisci sì il tu albero…ma dedicati sopratutto al tuo castello interiore. Come fare?

In Occidente sta aumentando l’interesse per lo Yoga e per le altre discipline orientali…soprattutto quando si propone qualche esperienza di meditazione. Di solito però i partecipanti non sembrano avere idee precise su ciò che tale pratica significhi, su cosa signifchi meditare.

A parte una generica idea di benessere, molti praticanti sia alle prime armi che esperti, danno l’impressione di aspettarsi una specie di psicoterapia. A parte il fatto che anche un risultato terapeutico è verosimile, dovrebbe essere questo considerato un effetto secondario di un processo molto più profondo e completo. Lo Yoga, come tutte le vie, richiede un impegno costante, una “durata della coscienza”, che consenta al praticante di guardare oltre alle difficoltà quotidiane e contingenti.

Ogni giorno trova venti minuti per meditare. A meno che tu non sia troppo occupato. In questo caso devi meditare per un’ora.

— Antico detto Zen

Ricordo con piacere un mio insegnante che, quando incontrò il suo maestro e gli chiese di partecipare ai suoi corsi, fu da principio rifiutato, perché aveva espresso la speranza che la pratica facesse scomparire dei forti dolori di capo, ribelli a ogni cura. Il maestro spiegò: “Lo scopo della pratica è curare tutte le infelicità della vita. La malattia di cui soffri non è in realtà se non una piccolissima parte delle tue sofferenze. Se ne andrà, ma solo come sottoprodotto del processo di purificazione mentale. Se fai del sottoprodotto il tuo scopo principale, allora svilisci la pratica. Non sei qui per curare il corpo, ma per liberare la mente”.

…Hari Om Tat Sat 🙏