Come aiutare il bambino ad alleviare il disagio della dentizione

Come aiutare il bambino ad alleviare il disagio della dentizione

La costituzione o terreno di base del bambino influenza molto l’andamento della dentizione. Inutile starne a descrivere i sintomi, se il vostro bambino è fra quelli che accusano fastidio in questo passaggio della vita, ve ne sarete già resi conto da voi, senza che io stia ad elencarne le manifestazioni che sono solitamente:

  • fastidio e facile irritabilità
  • sensibilità alle gengive e bisogno di avere sempre qualcosa in bocca
  • aumentata suzione nelle ore notturne a causa di difficoltà a dormire per un tempo prolungato
  • rifiuto del cibo che non sia il seno o il latte in formula
  • salivazione aumentata e arrossamento del viso
  • arrossamento del sederino
  • feci tendenti al verde e un pò schiumosette
  • febbricola

Gli aiutanti del bebè:

  • le manine portate sempre alla bocca per premere  sulle gengivine. Cercate di tenerle pulite e non stressateli inutilmente cercando di impedirglielo.
  • impacchi con tisana di malva tiglio e altea raffreddata:   imbibire una garzina con la tisana e massaggiare con delicatezza la gengiva dolente. 
  • impacchi con bicarbonato: sciogliere un cucchiaino abbondante di bicarbonato in mezzo bicchiere di acqua fredda, bagnare bene una garzina e massaggiare la gengiva dolente.L’azione lenitiva del bicarbonato riporterà il pH corretto.
  • la collanina d’ambra, è un consiglio della antroposofia che ci arriva dagli insegnamenti di Rudolph Steiner.  Questa ambra è una resina, che non deve essere messa in bocca dal bambino poiché la sua funzione si esplica grazie alla sua capacità di rompere i campi magnetici. Nel bambino in corso di dentizione, le cellule infiammate trattengono i liquidi creando campi di tensione, che premendo sulle mucose generano dolore. L’ambra rompendo questi campi scioglie queste tensioni rendendo il bimbo meno sofferente, più calmo e facilitandone il sonno.
    Nuove ricerche hanno constatato come le vibrazioni intermolocolari del calcio siano molto simili a quelle dell’ambra. Pertanto la vibrazione armonica dell’ambra aiuta il calcio a depositarsi sul dentino in formazione, che diviene più forte e fuoriesce più facilmente da una gengiva meno infiammata. Se poi consideriamo l’innumerevole quantità di campi elettromagnetici (telefonini, computer, ecc.) che al giorno d’oggi circondano i nostri bimbi, questa  bella collanina si pone come un rimedio protettivo. Per prevenire incidenti bisogna acquistare collane fatte apposta per la dentizione, a misura di bimbo piccolo, in cui non possa impigliarsi, con chiusura a vite, con le perle legate a doppio nodo singolarmente, in modo da non poter scivolare via in caso di rottura.
  • gel da applicare sulla gengiva: gel Weleda alla ratania (purtroppo contiene un po di alcol) oppure Chamodent baby gel di Mama Natura con estratto di malva, ricco in mucillagini acido ialuronico butirrato estremamente benefico, promuove l’idratazione, limita il processo irritativo anche grazie all’estratto di camomilla e dal pantenolo, dalle proprietà emollienti. Non contengono anestetici locali, sono senza zuccheri, glutine e ftalati
  • Il rimedio omeopatico Calcarea carbonica (o Calcarea carbonica ostrearum o Calcium carbonicum Hahnemanni). Il carbonato è il minerale di calcio più abbondante in natura. É il rimedio per la dentizione difficile del lattante,  ma è anche un rimedio di terreno che agisce sulle forze vitali dell’organismo. Nel bambino con problemi di dentizione ci aiuta a riequilibrare l’assorbimento del calcio, inoltre è interessante in quanto agisce ad ampio spettro sia sulle ossa che sulle articolazioni, nonché sulle ghiandole linfatiche, sulla pelle, nell’apparaoi digerente, respiratorio e urinario (si consiglia anche per il bambino che soffre di enuresi).
  • quasi ultima, causa difficile gestione,  la radice di iris (o radice di viola) che vanterebbe proprietà antiinfiammatorie ed antidolorifiche qualora gradita e tenuta in bocca. Purtroppo sia con i miei figli che in tanti anni di lavoro con i bambini, non ho sentito molti  commenti positivi nell’uso di questo rimedio. Sarei ben contenta di esser contraddetta da qualche mamma.  
  • un po di sollievo dalle verdure fredde da succhiare  (carote, sedano, finocchio raffreddati in frigo), ma anche spicchi di mela o arancio o mandarino sempre da frigo (tutto il frutto intero).  Qualora dovessero già esserci alcuni dentini potreste sempre ricorrere all’apposita retina contenitiva così da non dover sempre essere in ansia, per i pezzetti pericolosi che il bambino potrebbe staccare.

COSA EVITARE:

  1. gli anelli da dentizione potenzialmente tossici contenenti ftalati.
  2. gli anelli da dentizione in legno che non abbiano chiaramente indicato in etichetta di essere di legno naturale e non trattato.
  3. il miele rosato, almeno sotto l’anno di età
  4. tachipirina o altri antidolorifici epatotossici …… mi rifiuto di argomentare…. dovrei farlo?

        

Ricordi il buon vecchio latte di mucca? Ci sarebbero da fare tanti interessanti ragionamenti, senza demonizzarlo a prescindere, e prima o poi li faremo 😉 Certo è che, quando volessimo sostituirlo, dovemmo valutare bene il rapporto pregi e difetti delle proposte alternative.

Maggiormente digeribile rispetto il latte vaccino, troviamo sia il latte di capra che  quello di pecora. Anche in questo caso è comunque necessario controllare la qualità di vita degli erbivori in questione.

Quello che vogliamo approfondire oggi, è il complesso universo delle bevande vegetali. Se ci mettessimo d’impegno a leggere le etichette di quello che andiamo ad acquistare, forse smetteremmo di comperarlo e penseremmo alla…autoproduzione! Il latte vegetale infatti non necessita di prendersi cura di una mucca per poterlo avere fresco ogni giorno…

A parte gli scherzi, una bevanda vegetale accettabile dovrebbe contenere il cereale o pseudo-cereale in questione, acqua, e al limite dell’olio di girasole spremuto a freddo, senza altri addensanti, nessun stabilizzante, zero gommine…..etc etc!

 Come suggerimento di bevanda pronta all’uso, di sicura qualità, suggerisco sempre quella ottenuta dal cocco, i cui ingredienti dovrebbero essere: cocco e acqua.

Ora vediamo perché limitare al massimo il consumo del tanto popolare, quanto da me sconsigliato “latte di soia”. In primo luogo, la soia gialla non fa bene al nostro pianeta….  tutto ciò che fa male alla nostra madre terra indirettamente fa male anche a noi. Vi sono però molti più motivi per i quali la soia gialla non fa bene alla nostra salute, infatti:

    •    Contiene fitoestrogeni, particolarmente controindicati per uomini e bambini in quanto, imitando gli ormoni estrogeni naturali del corpo può portare ad uno squilibrio di testosterone, con conseguente infertilità , riduzione di spermatozoi, e aumentato rischio di tumori.

    •    Nelle donne, può causare una dominanza estrogenica collegata a sterilità , problemi mestruali e forme di degenerazione cellulare.

    •    Contiene molto acido fitico in grado di inibire l’assorbimento di minerali importanti come ferro, magnesio, zinco, calcio, rame (di cui spesso siamo già pericolosamente carenti) .

    •    Inibisce la proteasi e gli enzimi necessari alla digestione di alcune proteine

    •    contiene dei potenti composti che possono portare a disturbi del sistema endocrino e della tiroide. I neonati allattati conformule a base di soia hanno un rischio molto più elevato di sviluppare malattie autoimmuni della tiroide.

    •    In generale il consumo eccessivo di alimenti a base di soia aumenta la necessità del corpo di vitamina D, vitamina B-12, di calcio e magnesio.

Ma non dobbiamo esagerare nemmeno con le bevande di mandorla, quinoa, avena, amaranto, canapa, piselli, lenticchie, miglio, noce, nocciola..…

Vediamo come tutte le bevande industriali siano per lo più:

    •    cariche di fitati

    •    concentrate in zuccheri 

    •    a ridotto quantitativo di materia prima

L’autoproduzione di bevande vegetali diventa così la scelta da preferire, anche se non da usarsi continuamente.

Passaggi chiave dell’autoproduzione:

  1. scelta della materia prima; ad esempio scegliere la frutta in guscio rispetto a quella sgusciata e pelata, il cereale integrale e possibilmente germogliato.
  2. ammollo prolungato (24\48h) così da rendere maggiormente biodisponibili le sostanze presenti nel chicco migliorandone il processo di digestione. Frequente ricambio dell’acqua, così da eliminare le sostanze dannose. Risciacquo accurato.
  3. usare l’estrattore o il frullatore, insieme all’acqua nella proporzione di almeno 1 a 5 (1 litro di acqua 200g di materia prima). Frullare finemente, filtrare, aggiungere vaniglia o altri aromi a piacere ed ecco la bevanda pronta!

E’ ovviamente da evitare l’aggiunta di dolcificanti, in caso di necessità di ottenere un gusto più dolce puoi sperimentare con l’aggiunta della stevia.

Focus sulle proprietà del latte di cocco

la noce di cocco è un frutto ricco di preziosi acidi grassi a catena media e acido laurico. Ha molti benefici per la salute, è particolarmente buono e adatto per i bambini. Facile da autoprodurre avendo due soli ingredienti:

  • 1 tazza di cocco fresco grattugiato o tritato con un robot da cucina
  • 3 tazze (di eguale misura) di acqua

Procedimento senza estrattore:

  1. riscalda l’acqua, ma non farla bollire!
  2. Metti nel frullatore il cocco e un po dell’acqua. Frulla per alcuni minuti fino ad ottenere una crema densa e cremosa.
  3. Versa attraverso un colino a maglia fine per separare la maggior parte della fibra di cocco, e poi eventualmente filtra ulteriormente utilizzando un telo di cotone (lavato solo con acqua e acido citrico) o attraverso più spessori di garza, per eliminare le parti semisolide restanti.
  4. Aggiungi il resto dell’acqua e azione il frullatore così anche da pulirlo bene.

Opzioni aggiuntive:

  • aggiungere 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia;
  • per farne un dessert: 1/2 tazza di frutti di bosco anche congelati, oppure ancora 1/2 cucchiaino di vaniglia. Bere subito o conservare in frigorifero.

Il latte di cocco dovrebbe essere consumato entro 3-4 giorni poiché essendo senza conservanti e additivi  vari  può separare la parte liquida da quella più cremosa. Resta pertanto buona regola scuotere o mescolarlo prima dell’uso.

Focus sulle proprietà del latte di mandorle

Le mandorle contengono la preziosa vitamina E, la vitamina B2 , la B7 nota come biotina, importante per la pelle e la bellezza dei capelli, il manganese, il rame e molte altre sostanze nutrienti e vitali.

Il consumo di grassi sani, fra cui le mandorle, è stato collegato alla riduzione dello stato di infiammazione sistemica, con benefici sul riequilibrio del colesterolo, nello smaltimento dell’eccesso di peso corporeo, nella regolazione del glucosio, e più generalmente in una riduzione dello stress ossidativo.  Alcuni studi hanno mostrato come il consumo di mandorle svolga un ruolo positivo nel ridurre il rischio di malattie degenerative.

Chiaramente questi vantaggi possiamo averli anche prendendo l’abitudine di fare uno spuntino con un frutto (ad esempio una mela) seguita da alcune mandorle appena sgusciate. Quindi essenzialmente il mio consiglio è: mangia direttamente le mandorle e lascia il latte ai vecchietti sdentati! Del resto si sa, invecchiando si torna bambini!

Un saluto da Marina, ciao!

Da quest’autunno, in casa abbiamo preso l’abitudine di mangiare il kefir ogni mattina. La nostra coltura di “grani” sta crescendo e riusciremo presto a diversificare i barattoli, tra latte di mucca e latte di capra. L’esperienza ci conferma le sue qualità impareggiabili…se vuoi saperne di più continua a leggere! Quello che segue, è un estratto in anteprima dal mio libro in uscita a novembre…

Il kefir è un alimento che puoi preparare in casa a partire da latte di mucca, capra, o da latte di cocco. Parleremo qui del Kefir di latte di mucca, specificando quando necessario le differenze con gli altri tipi. Il kefir viene spesso paragonato allo yogurt ed ha un sapore simile, ma ne supera di molto i benefici. In particolare il kefir, a differenza dello yogurt:

  • Contiene molte più specie di batteri e lieviti utili per svariate funzioni del nostro corpo;
  • Aiuta efficacemente a combattere la candida;
  • I suoi batteri riescono a raggiungere e ricolonizzare le aree dell’intestino con microbioma indebolito
  • ha un’azione persistente nel tempo, (mentre lo yogurt è attivo solo durante il passaggio nel canale digestivo)
  • ed infine…è più comodo dello yogurt da produrre in casa, perché i suoi batteri sono mesofili, attivano cioè la fermentazione a temperatura ambiente.

Spero che questo ti induca a decidere di cominciare una produzione di kefir per te e per la tua famiglia. Ecco una lista delle qualità specifiche del kefir di latte:

  • Contiene tutti gli aminoacidi essenziali, in forma facilmente digeribile. In particolare è una fonte di triptofano, un precursore della serotonina, che ha un effetto calmante sul sistema nervoso.
  • Ha un alto contenuto di sali minerali: calcio e magnesio
  • Contiene tutte le vitamine del gruppo B (biotina, acido folico, acido pantotenico, tiamina e B12) e la vitamina K: tutte vitamine che tipicamente mancano quando vi è in atto uno stato di disbiosi. Esse sono sintetizzate dagli stessi batteri amici presenti nel kefir, che dovrebbero essere presenti anche nel nostro intestino! Alcune di queste vitamine sono piuttosto rare nell’alimentazione comune: consumando kefir ne avrai un rifornimento sicuro.

Date queste caratteristiche fuori dal comune, il kefir ha notevoli benefici, che si possono riassumere nel suo nome: in turco infatti “kefir” significa “sentirsi bene”!

A partire dalla sua azione principale, cioè combattere la candida e i lieviti dannosi e ricolonizzare l’intestino con molti ceppi di batteri amici, vi sono benefici specifici:

  • aiuta a limitare il desiderio eccessivo di cibo, perché nutre realmente il corpo
  • migliora la salute e l’aspetto della pelle
  • ha una qualità raffreddante quindi è riequilibrante in caso di febbre o infiammazioni
  • aiuta fortemente il recupero della flora batterica dopo un periodo di antibiotici
  • aiuta a combattere la candidosi anche nella vagina, e favorisce l’attività del fegato
  • migliora l’alito, favorisce la motilità intestinale, ed elimina la flatulenza.

Come produrre il Kefir?

Il kefir, come tanti alimenti fermentati, richiede una coltura batterica preesistente: la “madre”, che qualche persona che condivide con te l’attenzione alla salute sarà probabilmente felice di donarti. La madre del kefir assomiglia a una serie di grani o bachetti bianchi: così appaiono le colonie dei nostri tanto desiderati batteri eubiotici!

I batteri del kefir si nutrono degli zuccheri del latte, creando il processo della fermentazione. Essi inoltre predigeriscono diverse componenti, come le proteine, rendendole più assimilabili per te.

I batteri del kefir hanno bisogno di nutrirsi continuamente, e hanno anche bisogno di aria. Andranno quindi tenuti sempre coperti di latte, e in un vaso aperto, che potrai coprire con una tela porosa per proteggerlo dalla polvere. Se qualcuno ti ha dato una parte della sua “madre”, probabilmente ti avrà dato una piccola coltura un barattolo chiuso per trasportarlo meglio, ma questa non è una condizione in cui i grani si possano conservare bene per più di qualche giorno, anche in frigo.

Prepara subito il tuo vaso e la tela per coprirlo, e trasferisci i batteri, coprendoli di latte. Dal primo momento che immetterai latte nuovo, i batteri cominceranno a lavorare e dopo 1-2 gg il contenuto del vaso sarà trasformato in kefir. Tieni il vaso del kefir in un luogo sicuro e pulito, a temperatura ambiente.

Il tempo necessario per la conversione del latte in kefir dipende dalla proporzione tra grani e latte, e ne farai esperienza diretta. Considera che comunque la coltura di madre aumenterà progressivamente, consentendoti dopo poche settimane di ottenere il kefir a scadenza quotidiana, anche se sei partito con pochi grani.

Quando vuoi gustare il tuo kefir, non dovrai fare altro che separare il kefir dai grani, utilizzando un secondo contenitore e un colino a maglie fitte. Riempi il colino di kefir e utilizza un cucchiaio per facilitare la colatura delle parti più dense. Alla fine con il cucchiaio preleva i grani che sono rimasti nel colino e ponili in un altro contenitore provvisorio. Ripeti questa operazione finché non hai separato tutti i grani e tutto il kefir.

Infine, prima di gustare il kefir, rimetti i grani in nuovo latte!

Puoi riutilizzare il vaso che hai scelto, purché ogni tanto lo lavi completamente, per purificarlo da altri eventuali ospiti non graditi. Rimetti i grani nel contenitore e coprili di nuovo latte (va bene anche freddo): il processo di produzione ha di nuovo inizio! Non ti resta che riporre il vaso, e l’indomani troverai nuovo kefir.

Nota bene:

  • per la produzione di kefir di latte si utilizza una madre diversa da quella del kefir di cocco
  • puoi conservare il kefir già filtrato per due giorni in frigo e consumarlo a piacere.

Come introdurre il kefir nella tua alimentazione

Il kefir è un alimento ricchissimo che ha controindicazioni praticamente nulle. La più grave è quella che condivide in generale con i latticini: è ricco di caseina, e se fatto con il latte di mucca, ha un ph acido. Una soluzione per l’acidità è l’uso del latte di capra: il kefir di latte di capra ha tutti i benefici di quello di mucca, e in più ha un ph alcalino; la differenza sostanziale è la mancanza dell’acido folico, che andrà introdotto in altri modi nella tua dieta.

Se invece hai problemi con la caseina (questo può avvenire anche all’inizio della fase di depurazione, quando il tuo intestino è ancora in condizioni critiche che potrebbero renderne difficile la gestione) sarà bene utilizzare il kefir di cocco, che non contiene la caseina, così come molte proteine. Sarà comunque un alimento determinante per ripopolare la tua flora intestinale, dopodichè potrai passare al kefir di latte, più nutriente.

Se sei intollerante al lattosio, ti farà piacere sapere che nel kefir esso viene in gran parte pre-digerito dall’enzima lattasi prodotto dai batteri. Un kefir ben fermentato potrebbe essere un alimento che puoi tollerare (il condizionale è d’obbligo), consentendoti di accedere a tutti i suoi benefici.

Quantità: puoi cominciare ad assumere 100g di kefir, possibilmente al mattino a stomaco vuoto, e comunque senza associare zuccheri. Questa quantità può essere gradualmente aumentata a seconda della tua percezione. Anche i momenti della giornata dipendono dalla tua esperienza, anche se assumerlo a stomaco vuoto ne esalta i benefici.

Vi sono però alcuni nutrienti necessari per completarne e bilanciarne l’azione, come le vitamine A, C, D, E, il magnesio, e le fibre. Per questo gli accostamenti alimentari più adatti sono i seguenti:

  • Verdure crude o cotte a vapore
  • Frutta acida, povera di zuccheri, come fragole, ribes, melograni, mirtilli, limoni, ananas, …
  • frutta secca e semi

Puoi anche creare frullati che avranno l’aspetto esteriore di classici yogurt commerciali, frullando insieme al kefir qualche frutto acido, olio di lino, e un po’ di stevia per dolcificare. Provalo a colazione o proponilo al tuo bambino…gli farai un grande dono.

Ricorda che il kefir è un latticino (per quanto leggero, poiché in parte pre-digerito): evita quindi di associarlo con cibi amidacei (patate, riso, …) o altre proteine animali. La difficoltà digestiva aumenterebbe troppo e così il livello di acidità, che potrebbe causare muco. Ricorda inoltre di bere più acqua del solito, perché l’effetto dei latticini è anche quello di disidratare il corpo, che è a sua volta un motivo di addensamento del muco.

E ora sei pronto? Cerca intorno a te qualcuno che possa darti i grani per cominciare a produrre in casa il tuo kefir quotidiano!

P.S.: se non conosci nessuno, puoi provare a chiedere sul nostro gruppo Facebook “Cura Te Stesso”!

Bontà per il palato, grandi virtù per la Salute! Di grande supporto nella cura delle svariate forme influenzali della stagione fredda. Risulta un potente antinfiammatorio, in grado di attivare i processi depurativi, ricco in sostanze antiossidanti, sali minerali e vitamine. Insomma una preziosa riserva di risorse benefiche di cui far incetta in vista dell’inverno. Recenti ricerche confermano come il cavolo nero sia importante per la prevenzione di svariate forme tumorali dell’apparato gastrointestinale. Di grande aiuto nella cura dell’ulcera gastrica ed in generale nelle coliti ulcerose.

STARTER della DIGESTIONE AL CAVOLO NERO

Basterà aggiungere un paio di foglie di cavolo nero alla zuppa di miso o a qualsiasi altro minestrone. La cottura ideale è al vapore, lessandolo per 10 minuti. Andrà poi frullato e unito alla minestra preferita a fine cottura, così che non dovendolo cuocere le virtù curative del cavolo nero non andranno perse. 

STARTER della DIGESTIONE: ZUPPA DI CAVOLO NERO

Ingredienti

  • 250 g di cavolo nero
  • 500 ml di acqua
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 2 spicchi d’aglio (facoltativo)
  • 1 cucchiaio di preparato per brodo Rapunzel
  • 2 cucchiai di salsa di soia o una presa di sale marino integrale
  1. Lava le foglie di cavolo nero e tagliale a listarelle.
  2. Scalda l’olio in padella con l’aglio tagliato a piccole fettine.
  3. Aggiungi il cavolo e lascia rosolare qualche minuto mescolando. Aggiungi la salsa di soia (shoyu o tamari) oppure un po’ di preparato per brodo autoprodotto con della curcuma o tipo il  “Rapunzel , insieme a 2 cucchiai d’acqua e lascia stufare coperto per 15-20 minuti.
  4. Ogni tanto controlla, dai una mescolata e se serve aggiungi un po’ di brodo che avrai preparato a parte e che utilizzerai a fine cottura passando il cavolo nel passaverdura.
  5. Utilizza orail passaverdura per eliminare la parte più fibrosa (lo facevo quando i miei bimbi erano più piccoli), aggiungendo a piacimento il brodo che avrai preparato a parte.

PESTO DI CAVOLO NERO

Ingredienti:

  • Cavolo nero
  • Semi di sesamo nero
  • Semi di lino
  • Semi di girasole
  • Sale rosa dell’himalaya

Lava le foglie di cavolo nero, tagliale a listarelle, aggiungi tutti gli altri ingredienti e frulla insieme fino ad ottenere una crema che riporrai in un vasetto ricoprendo di olio extra vergine di oliva.

Ottimo sul pane proteico casereccio, per condire la pasta e insieme alla zucca o alle patate dolci.

INSALATA VERDE CON CAVOLO NERO

Ricetta depurativa per il fegato e l’apparato renale

Aggiungine qualche foglia a crudo, tagliandola a listarelle molto sottili alla tua insalata preferita. Il sapore è molto deciso rispetto agli altri cavoli e per questo ti consiglio di iniziare con una foglia sola, affettata finissima, abbinata a foglie di spinacino baby, barba del frate e radicchio. Condisci il tutto con una vinagrette fatta con olio d’oliva, succo di limone ed erba cipollina. 

ESTRATTO CON CAVOLO NERO

Ottimo in caso di difficoltà digestive, gastrite, bruciori di stomaco e infiammazioni intestinali. Ingredienti:

  • 4-5 foglie di cavolo
  • 1-2 foglie di sedano (facoltativo)
  • 1 limone
  • 1 pezzetto di zenzero

Lava e taglia a listarelle, passa nell’estrattore e bevi questo succo fresco prima di pranzo e prima di cena. Continua per completare un ciclo di 30 giorni nel mese di ottobre, ciclo che sarà da ripetere a febbraio.

Il Topinambur è una pianta erbacea infestante, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, anche di notevoli dimensioni, di origine americana. Si riconosce facilmente dai fiori che sono bellissime “margherite” gialle che fioriscono in Settembre e Ottobre. Noto anche come rapa tedesca o carciofo di Gerusalemme, è una pianta  perfetta per l’orto perche’ non ci si deve preoccupare di riseminarlo, i tuberi che non si raccolgono in autunno-inverno dopo che la pianta è seccata ritorneranno a germogliare in primavera.  E’ comunque preferibile lasciarli nella terra fino a quando si vogliono consumare . Si estraggono e appaiono come patate. La parte commestibile sono i rizomi con cui si propaga, tuberi che assomigliano come sapore alla patata (qualcuno dice anche al carciofo). E’ un alimento che fa parte della cucina Piemontese, ma è molto diffuso anche sul nostro territorio. 

In cucina viene usato come le patate e può essere mangiato anche crudo per aggiungere una nota croccante alle insalate. L’aspetto interessante è che, a differenza delle patate, non contiene amido ma inulina (ideale per i diabetici)  che quando viene digerita non produce glucosio.

Si riproduce in fretta attraverso la radice che si espande in tutte le direzioni; in un substrato sabbioso la diffusione è notevole. Cresce benissimo anche in mezzo ai sassi, anzi una situazione di questo tipo è ideale per la coltivazione (sembra paradossale) in quanto facilita notevolmente la raccolta: i rizomi si espandono di meno, quindi si scava molto poco, a volte è sufficiente sollevare i sassi. La pianta non sembra temere ne il gelo invernale, ne il caldo estivo, ne insetti o parassiti. Cresce meglio in pieno sole che nella mezz’ombra. I tuberi hanno qualità nutrizionali di tutto rispetto, analoghe a quelle della patata.

I topinambur che si raccolgono allo stato spontaneo sono molto diversi da quelli coltivati in vendita in alcuni supermercati.

L’inulina

Nelle radici dei topinambur, così come nel rizoma della bardana e del farfaraccio (anch’esse piante infestanti diffuse negli incolti e presso le fasce fluviali) è presente una fibra chiamata inulina. Un vero toccasana grazie alla sua azione di nutrimento del microbiota intestinale e la sua azione di regolazione del colesterolo. La radice di bardana gode di grandissima considerazione tra i sostenitori della macrobiotica soprattutto in Giappone.

Ricette

Crocchette di topinambur e lenticchie

Ingredienti: topinambur, lenticchie cotte, pangrattato, lievito alimentare in scaglie (o parmigiano), prezzemolo, alloro, scorza di limone grattugiata, scorzetta di arancia Bio, aglio e/o zenzero, prezzemolo o maggiorana, succo di limone, olio E.V.O., sesamo mix (bianco, nero, lino), sale aromatico.

Lessare delle lenticchie con una foglia di alloro e una scorza di arancia. Cuocere a vapore il topinambur e schiacciarlo con una forchetta, irrorandolo con il succo di limone.

In una terrina amalgamarlo con le lenticchie, con iltrito di aglio, zenzero e prezzemolo e qualche cucchiaio di pangrattato, lievito alimentare (o il parmigiano) e il sale.

Col composto formare delle polpettine ovali che andranno avvolte nel lievito alimentare (o parmigiano) aromatizzato con maggiorana e semi di sesamo mix. Disporre le crocchette in una pirofila da forno e cuocere per 15/20 minuti. A fine cottura, irrorare con olio e tornare a gratinare per pochi minuti.