Bevete lentamente giù lungo le corde vocali, poi muovete l’acqua nello stomaco. Poi evacuatela”. (Gheranda Samhita)

 l'importanza della supplementazione probiotica post lavaggio l’importanza della supplementazione probiotica post lavaggio

Il termine Shanka Prakshalana, che si può tradurre letteralmente come “pulizia della conchiglia”, si riferisce a una magnifica pratica di pulizia totale del nostro circuito digestivo, dalla bocca all’ano (la conchiglia). E’ facile da eseguire e meriterebbe di essere conosciuta e applicata in tutto il mondo per gli straordinari benefici che apporta all’organismo… a costo minimo!

Nota importante prima di proseguire: invito tutti gli interessati, sempre e comunque, a valutare insieme al proprio medico curante le proprie condizioni di salute e l’opportunità di eseguire questa pratica. io, Marina Giusti, e il mio team, non ci assumiamo nessuna responsabilità per chi, pur con le migliori intenzioni e seguendo le indicazioni, esegue una pulizia dell’intestino senza un controllo medico preventivo e mirato.

Una antica pratica per alleggerire l’inverno, eliminare il superfluo nel corpo e nella mente. La premessa indispensabile per capire e giustificare questa pratica, eseguita ai cambi di stagione, si inserisce in una visione integrata dei nostri organi nella vita quotidiana. Se infatti seguiamo le consolidate abitudini alimentari del nostro stile di vita occidentale, ci ritroviamo con un intestino sovraccarico, intasato, nelle cui anse spesso stazionano depositi fecali che, fermentando, creano inarrestabili processi di infiammazione prima e di degenerazione poi. E’ da questo processo che derivano le malattie, sostengono tutte le Medicine Tradizionali, dal raffreddore al cancro,  anche la cosiddetta “cervicale”, spesso fra-intesa nella sua genesi come un disturbo di esclusiva pertinenza dell’apparato muscolo scheletrico, o al massimo del sistema miofasciale. Sappiamo che in molti casi non è così: curiosamente, soprattutto quando insieme al dolore compaiono nausee e crisi di vomito, è il cattivo funzionamento del nostro fegato che dobbiamo chiamare in causa.

E’ accertato che, spesso, le tossine epatiche, anziché migrare naturalmente verso il basso ed essere espulse dall’intestino, risalgono fino al tratto cervicale e da lì scatenano il fenomeno doloroso, la nausea ecc. Tutto ciò confonde le idee e anche le modalità terapeutiche. Certo è che prima di arrivare alla pulizia del fegato sarà bene rinforzare i reni e poi ripulire il nostro intestino ad esempio utilizzando la tecnicaconosciuta col nome di Shanka Prakshalana, che si può tradurre con “gesto della conchiglia”, a ricordarci che l’interno di una conchiglia è sinuoso e percorso da vari interstizi, come il nostro intestino. Il canale digerente è il primo confine e luogo di scambiotra gli organi interni ed il mondo esterno, che introduciamo sotto forma di cibo. Questo è quindi il primo livello da curare per mantenere o riguadagnare la salute: ecco spiegata l’importanza centrale del Shankprakshalana.

Andrè Van Lysebeth nel suo libro \”Perfeziono lo yoga\” ci presenta diverse tecniche di purificazione del corpo fisico e pranico, al fine di ottenere una nuova giovinezza: shanka prakshalana (lavaggio intestinale), vamana dhauti (pulizia dello stomaco) e danta dhauti (pulizia della cavità orale). Questa tecnica, che la Gheranda Samhita considera la migliore delle Dhauti, è largamente riconosciuta per la sua efficacia.

Anche Svâtmârâma, nella “Lanterna dello Hatha-yoga” (Hatha-yoga-pradîpikâ)  nei primi due capitoli illustra le tecniche di purificazione (shat-karman). Tale era la prudenza e la sapienza degli antichi Maharishi – grandi saggi – che trasmettevano il loro sapere ai discepoli in una forma concentrata e sicura entro brevi e succosi aforismi. I Maharishi assimilarono per “scienza infusa” “la Verità della disciplina yogica” e la trasmisero tale e quale, come abbiamo visto, criptata, a protezione e beneficio dei posteri. Lo studio e la decodificazione di questi sutra è stata vista da sempre come una sfida agli occhi dello studioso ma nessuno può affermare oggi, in questo momento così significativo per la scienza, che quanto esposto da quei grandi Maestri di un passato remotissimo sia attualmente inattendibile o criticabile da un punto di vista razionale e scientifico.

La pratica complessivamente dura tre giorni; non spaventatevi, in realtà è semplice e facile da eseguire e nei tre giorni arriviamo a capire tante cose belle del nostro corpo. La sera precedente l’esecuzione di Shank-prakshalana, assumeremo poco cibo, molto leggero: una minestrina leggera di verdura, verso le 19 sarebbe l’ideale. Il mattino dopo, completamente digiuni, senza lavori o incombenze da seguire (bambini attorno, o parenti inutilmente apprensivi), inizieremo a bere acqua calda (ma non caldissima) e salata (con uno specifico sale). Berremo l’acqua a bicchieri, non velocemente e non a piccoli sorsi, un bicchiere alla volta, con decisione, e praticando esercizi di yoga che facilitano lo scorrimento dell’acqua nel tubo digerente.

Appositi e specifici asana, ripetuti ognuno per 5 o 6 volte ad ogni bicchere.  Solitamente il lavaggio vedrà il via dell’evacuazione dopo 8-10 tazze.

Continuando a bere e a praticare, osserverete che le feci si presenteranno sempre più scomposte: fino a quando, da ultimo, uscirà acqua pulita!

Si arriva così alla fine, …..a questo punto praticheremo una meditazione in ascolto dello spazio interno vuoto e pulito…. in shavasana; ma, entro mezz’ora, occorre mangiare un bel piatto di riso bio basmati, bianco, ben cotto, condito con ghee (burro purificato che avremmo preparato insieme), al fine di lubrificare per bene e proteggere il tessuto intestinale. Se avete sete potete assumere a piccoli sorsi della semplice acqua naturale, non gasata e non fredda, o una tisana di finocchio o di malva (ottima per completare l’effetto decongestionante di Shankprakshalana).

Nei due giorni successivi occorrerà moderare l’alimentazione:  niente cibi acidi o piccanti, niente sughi o fritti o dolci o bevande gasate. Un po’ di riso basmati o un po’ di pasta, della verdura lessata e condita con olio d’oliva, un frutto “innocuo” tipo la mela, o qualche pezzetto di banana. Ma soprattutto osservatevi: guardate come il corpo è più morbido e rilassato, come è limpido il fondo dell’occhio, come è più leggera e scorrevole la vostra saliva. Come siete più felici! E soprattutto ascoltate quella meravigliosa sensazione di “vuoto” nella vostra pancia… Iniziate da lì e non permettetevi più gonfiori addominali, stitichezza e quella sgradevole impressione di “pienezza” che qualcuno confonde con la soddisfazione alimentare.

Controindicazioni: Non si pratica Shankprakshalana in gravidanza, durante il periodo mestruale potrebbe dare fastidio (ma il giorno precedente il mestruo sì può fare, vedrete come l’effetto rigenerante sarà più completo). Non si pratica con patologie addominali in corso o pregresse – se di una certa rilevanza – e quando esistono disturbi cardiovascolari. In tal caso consultare prima un medico. Il sale va tolto o sostituito se ipertesi. Assolutamente controindicato in caso di ulcere.

Da quest’autunno, in casa abbiamo preso l’abitudine di mangiare il kefir ogni mattina. La nostra coltura di “grani” sta crescendo e riusciremo presto a diversificare i barattoli, tra latte di mucca e latte di capra. L’esperienza ci conferma le sue qualità impareggiabili…se vuoi saperne di più continua a leggere! Quello che segue, è un estratto in anteprima dal mio libro in uscita a novembre…

Il kefir è un alimento che puoi preparare in casa a partire da latte di mucca, capra, o da latte di cocco. Parleremo qui del Kefir di latte di mucca, specificando quando necessario le differenze con gli altri tipi. Il kefir viene spesso paragonato allo yogurt ed ha un sapore simile, ma ne supera di molto i benefici. In particolare il kefir, a differenza dello yogurt:

  • Contiene molte più specie di batteri e lieviti utili per svariate funzioni del nostro corpo;
  • Aiuta efficacemente a combattere la candida;
  • I suoi batteri riescono a raggiungere e ricolonizzare le aree dell’intestino con microbioma indebolito
  • ha un’azione persistente nel tempo, (mentre lo yogurt è attivo solo durante il passaggio nel canale digestivo)
  • ed infine…è più comodo dello yogurt da produrre in casa, perché i suoi batteri sono mesofili, attivano cioè la fermentazione a temperatura ambiente.

Spero che questo ti induca a decidere di cominciare una produzione di kefir per te e per la tua famiglia. Ecco una lista delle qualità specifiche del kefir di latte:

  • Contiene tutti gli aminoacidi essenziali, in forma facilmente digeribile. In particolare è una fonte di triptofano, un precursore della serotonina, che ha un effetto calmante sul sistema nervoso.
  • Ha un alto contenuto di sali minerali: calcio e magnesio
  • Contiene tutte le vitamine del gruppo B (biotina, acido folico, acido pantotenico, tiamina e B12) e la vitamina K: tutte vitamine che tipicamente mancano quando vi è in atto uno stato di disbiosi. Esse sono sintetizzate dagli stessi batteri amici presenti nel kefir, che dovrebbero essere presenti anche nel nostro intestino! Alcune di queste vitamine sono piuttosto rare nell’alimentazione comune: consumando kefir ne avrai un rifornimento sicuro.

Date queste caratteristiche fuori dal comune, il kefir ha notevoli benefici, che si possono riassumere nel suo nome: in turco infatti “kefir” significa “sentirsi bene”!

A partire dalla sua azione principale, cioè combattere la candida e i lieviti dannosi e ricolonizzare l’intestino con molti ceppi di batteri amici, vi sono benefici specifici:

  • aiuta a limitare il desiderio eccessivo di cibo, perché nutre realmente il corpo
  • migliora la salute e l’aspetto della pelle
  • ha una qualità raffreddante quindi è riequilibrante in caso di febbre o infiammazioni
  • aiuta fortemente il recupero della flora batterica dopo un periodo di antibiotici
  • aiuta a combattere la candidosi anche nella vagina, e favorisce l’attività del fegato
  • migliora l’alito, favorisce la motilità intestinale, ed elimina la flatulenza.

Come produrre il Kefir?

Il kefir, come tanti alimenti fermentati, richiede una coltura batterica preesistente: la “madre”, che qualche persona che condivide con te l’attenzione alla salute sarà probabilmente felice di donarti. La madre del kefir assomiglia a una serie di grani o bachetti bianchi: così appaiono le colonie dei nostri tanto desiderati batteri eubiotici!

I batteri del kefir si nutrono degli zuccheri del latte, creando il processo della fermentazione. Essi inoltre predigeriscono diverse componenti, come le proteine, rendendole più assimilabili per te.

I batteri del kefir hanno bisogno di nutrirsi continuamente, e hanno anche bisogno di aria. Andranno quindi tenuti sempre coperti di latte, e in un vaso aperto, che potrai coprire con una tela porosa per proteggerlo dalla polvere. Se qualcuno ti ha dato una parte della sua “madre”, probabilmente ti avrà dato una piccola coltura un barattolo chiuso per trasportarlo meglio, ma questa non è una condizione in cui i grani si possano conservare bene per più di qualche giorno, anche in frigo.

Prepara subito il tuo vaso e la tela per coprirlo, e trasferisci i batteri, coprendoli di latte. Dal primo momento che immetterai latte nuovo, i batteri cominceranno a lavorare e dopo 1-2 gg il contenuto del vaso sarà trasformato in kefir. Tieni il vaso del kefir in un luogo sicuro e pulito, a temperatura ambiente.

Il tempo necessario per la conversione del latte in kefir dipende dalla proporzione tra grani e latte, e ne farai esperienza diretta. Considera che comunque la coltura di madre aumenterà progressivamente, consentendoti dopo poche settimane di ottenere il kefir a scadenza quotidiana, anche se sei partito con pochi grani.

Quando vuoi gustare il tuo kefir, non dovrai fare altro che separare il kefir dai grani, utilizzando un secondo contenitore e un colino a maglie fitte. Riempi il colino di kefir e utilizza un cucchiaio per facilitare la colatura delle parti più dense. Alla fine con il cucchiaio preleva i grani che sono rimasti nel colino e ponili in un altro contenitore provvisorio. Ripeti questa operazione finché non hai separato tutti i grani e tutto il kefir.

Infine, prima di gustare il kefir, rimetti i grani in nuovo latte!

Puoi riutilizzare il vaso che hai scelto, purché ogni tanto lo lavi completamente, per purificarlo da altri eventuali ospiti non graditi. Rimetti i grani nel contenitore e coprili di nuovo latte (va bene anche freddo): il processo di produzione ha di nuovo inizio! Non ti resta che riporre il vaso, e l’indomani troverai nuovo kefir.

Nota bene:

  • per la produzione di kefir di latte si utilizza una madre diversa da quella del kefir di cocco
  • puoi conservare il kefir già filtrato per due giorni in frigo e consumarlo a piacere.

Come introdurre il kefir nella tua alimentazione

Il kefir è un alimento ricchissimo che ha controindicazioni praticamente nulle. La più grave è quella che condivide in generale con i latticini: è ricco di caseina, e se fatto con il latte di mucca, ha un ph acido. Una soluzione per l’acidità è l’uso del latte di capra: il kefir di latte di capra ha tutti i benefici di quello di mucca, e in più ha un ph alcalino; la differenza sostanziale è la mancanza dell’acido folico, che andrà introdotto in altri modi nella tua dieta.

Se invece hai problemi con la caseina (questo può avvenire anche all’inizio della fase di depurazione, quando il tuo intestino è ancora in condizioni critiche che potrebbero renderne difficile la gestione) sarà bene utilizzare il kefir di cocco, che non contiene la caseina, così come molte proteine. Sarà comunque un alimento determinante per ripopolare la tua flora intestinale, dopodichè potrai passare al kefir di latte, più nutriente.

Se sei intollerante al lattosio, ti farà piacere sapere che nel kefir esso viene in gran parte pre-digerito dall’enzima lattasi prodotto dai batteri. Un kefir ben fermentato potrebbe essere un alimento che puoi tollerare (il condizionale è d’obbligo), consentendoti di accedere a tutti i suoi benefici.

Quantità: puoi cominciare ad assumere 100g di kefir, possibilmente al mattino a stomaco vuoto, e comunque senza associare zuccheri. Questa quantità può essere gradualmente aumentata a seconda della tua percezione. Anche i momenti della giornata dipendono dalla tua esperienza, anche se assumerlo a stomaco vuoto ne esalta i benefici.

Vi sono però alcuni nutrienti necessari per completarne e bilanciarne l’azione, come le vitamine A, C, D, E, il magnesio, e le fibre. Per questo gli accostamenti alimentari più adatti sono i seguenti:

  • Verdure crude o cotte a vapore
  • Frutta acida, povera di zuccheri, come fragole, ribes, melograni, mirtilli, limoni, ananas, …
  • frutta secca e semi

Puoi anche creare frullati che avranno l’aspetto esteriore di classici yogurt commerciali, frullando insieme al kefir qualche frutto acido, olio di lino, e un po’ di stevia per dolcificare. Provalo a colazione o proponilo al tuo bambino…gli farai un grande dono.

Ricorda che il kefir è un latticino (per quanto leggero, poiché in parte pre-digerito): evita quindi di associarlo con cibi amidacei (patate, riso, …) o altre proteine animali. La difficoltà digestiva aumenterebbe troppo e così il livello di acidità, che potrebbe causare muco. Ricorda inoltre di bere più acqua del solito, perché l’effetto dei latticini è anche quello di disidratare il corpo, che è a sua volta un motivo di addensamento del muco.

E ora sei pronto? Cerca intorno a te qualcuno che possa darti i grani per cominciare a produrre in casa il tuo kefir quotidiano!

P.S.: se non conosci nessuno, puoi provare a chiedere sul nostro gruppo Facebook “Cura Te Stesso”!

Sapevi che il kefir di latte è un alimento utilissimo per prenderti cura del tuo intestino fino dalla colazione? 

Sapevi che lo puoi fare in casa a partire da un buon latte intero bio, e sostituisce lo yogurt acquistato?

Sapevi che può essere la base di magnifici porridge? Eccone un esempio:

E infine, la parola agli studi. Sapevi che:

il consumo di Kefir di latte vaccino e di soia per 28 giorni aumenta significativamente la popolazione di bifidobatteri e lattobacilli mentre diminuisce in modo significativo quella di batteri gram-positivi?

“The anti-allergenic properties of milk kefir and soymilk kefir and their beneficial effects on the intestinal microflora”, Journal of the Science of Food and Agriculture 2006

Il consumo di Kefir inibisce la proliferazione delle cellule T nella leucemia linfoblastica dell’adulto e induce l’apoptosi in studi in vitro?

“Cancer Manag Res. 2011”

…Buona colazione!

Conosci gli errori da evitare e l’importanza della marinatura, per la salubrità del tuo barbecue?

Durante la bella stagione capita spesso di stare insieme con la famiglia e gli amici, all’aperto, nella natura, ritagliandosi così preziosi momenti di relax.

Queste occasioni di svago e recupero psicofisico, ci consentono di inviare un segnale importante al corpo, per il recupero delle energie vitali, sollevandoci dalle tensioni e dallo stress delle ultime settimane lavorative, che precedono le vacanze di agosto. È proprio in questo periodo che spesso approfittiamo della praticità e della convivialità della cottura alla griglia, per trascorrere ore all’aperto, piacevolmente in compagnia.

Lo sai che ci sono alcune cose semplici, che potresti fare, per rendere il tuo barbecue più sano? Vediamone insieme il perché!

Sapevi che il tanto  amato “abbrustolito” – “croccantino” che si ottiene sulle carni cotte alla griglia, contiene ammine eterocicliche (HCAs) e idrocarburi aromatici policiclici (IPA)?

Purtroppo questi IPA sono prodotti di combustione, e sono altamente tossici e cancerogeni. Gli IPA causano cambiamenti al DNA che possono portare al cancro, soprattutto al pancreas. Altre fonti di IPA sono il fumo di sigaretta, l’inquinamento atmosferico, lo scarico delle auto….  siamo così tanto esposti a queste sostanze, che si iniziano a trovare nel nostro tessuto adiposo!

Vediamo alcuni suggerimenti per ridurre l’esposizione agli IPA, quando ci apprestiamo a cuocere alla griglia:

· Se possibile preferire una griglia a gas piuttosto che a carbonella.

· Pulire bene raschiando la griglia per rimuovere i residui tossici delle precedenti cotture.

· Scegliere hamburger di lenticchie o legumi, comunque vegetariani e precedentemente lessati\stufati . Ideali anche i piccoli pesci che richiedono brevi tempi di cottura. 

· Se scegli di cuocere la carne, sceglila magra e tagliane il grasso prima della grigliata. Il grasso che sgocciola dalla carne, bruciando, genera più fumo, quindi più IPA.

· Sorprendentemente, voltando la carne spesso puoi ridurre la formazione di queste sostanze chimiche fino al 75%.

Inoltre, secondo lo studio, sotto riportato (condotto dall’Istituto americano per la ricerca sul cancro),  la marinatura della carne, di almeno 30 minuti, può ridurre la formazione di queste sostanze chimiche fino all’88%!     Questa clamorosa riduzione si ottiene grazie al potere delle erbe e delle spezie combinate insieme.  La marinatura ideale è composta da: cannella, noce moscata, aglio, timo, e peperoncino. Sfruttando il solo potere delle erbe  (aglio, rosmarino, timo, alloro…..) possiamo ugualmente garantirci una riduzione di queste ammine tossiche al 70%.

Detto questo, è sempre consigliato l’utilizzo di una buona marinatura prima di cuocere alla griglia.

Terribile, veramente,  la salsa americana tipica da barbecue, così come tutte le altre salse industriali che solitamente contengono concentrati di glutine e zucchero, che al contrario aumentano la produzione delle trasformazioni tossiche nella carne!

Il mio intento non vuole esser quello di demonizzare la cottura alla griglia, bensì di facilitarti nel godere di un sano e gustoso barbecue, per grandi e piccini!

 

Ecco lo studio:

Effetto della marinatura sulla formazione di ammine eterocicliche in bistecche di manzo alla griglia.

Estratto da: Smith J., Ameri F., Garofalo P.

Le ammine eterocicliche (HCA) sono fattori sospetti cancerogeni, che si formano nella carne (muscolo) durante la cottura ad alta temperatura o la grigliatura.

L’inibizione delle HCA dovuta alla marinatura commerciale ricca di antiossidanti polifenolici contenenti spezie è stata valutata con bistecche rotonde di manzo cotte a 204 gradi Celsius.

Sono stati studiati gli effetti del trattamento di macinatura su 4 livelli di HCA: 2-amino-3,8-dimethylimidazo [4, 5-flquinoxaline (MeIQx), 2-amino-1-metil-6-fenil-imidazo [4,5-b] piridina (PhIP), 1-metil-9h-pyrido [4, 3-b] indol (Harman), e 9h-pyrido [4, 3-blindol (norharman).

Le marinature sono state formulate secondo le istruzioni dell’etichetta della confezione, preparando una miscela di olio, acqua e aceto, e le bistecche sono state trattate per 1 ora, prima della grigliatura.

Tutte e 3 le marinate, “Caribbean”, “South-West”i, and “Herb”, hanno significativamente diminuito il imidazo-azaarene HCAs (MeIQx, PhIP) in a differenza del campione di controllo. La miscela “Caribbean” ha mostrato la più alta diminuzione nel abbattere l’HCA totale (88%), seguito dall'”Herb” (72%) e da “South-West” (57%).

Con alcune eccezioni, ci sono diminuzioni significative di HCAs per i trattamenti fatti con soltanto le basi di marinatura (ingredienti base senza spezie/erbe). Come misurato dalla cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC), le marinate hanno contenuto le quantità considerevoli degli antiossidanti polifenolici acido carnosic, carnosol e acido rosmarinico (“Caribbean” ha i livelli più elevati).

In conclusione, le marinature speziate comunemente disponibili, possono essere inibitori efficaci della formazione di HCA e ridurre l’esposizione ad alcuni degli agenti cancerogeni formati durante la grigliatura.

Interessante lo studio qui sotto riportato, pubblicato dal British Medical Journal, sui danni del cortisone anche a seguito di brevi somministrazioni (poche settimane).

Speriamo che in tal modo la medicina venga spinta a prendere in esame le tante proposte che arrivano dal mondo della fitoterapia e delle erbe medicinali. Esperienze cliniche e letteratura scientifica, sono tali che dovrebbero portare a suggerire come prima scelta il ricorso a piante come la Boswellia serrata, il Ribes nigrum, la Vitis Viniferalo Zingiber officinale, la Curcuma longa, la Viola tricolor, la Matricaria, la Cannabis…… ma anche erbe cinesi come ad esempio il Corydalis yanhusuo.

 

Lo studio pubblicato sul BMJ, è stato condotto da ricercatori della Università del Michigan, che hanno osservato per tre anni i dati relativi a 1,5 milioni di pazienti di età inferiore a 65 anni, il 20% dei quali aveva ricevuto cortisonici per meno di 30 giorni, riscontrando aumenti di un terzo il rischio di fratture e di quasi il doppio il rischio di complicanze infettive e di trombosi.

http://www.bmj.com/content/bmj/357/bmj.j1415.full.pdf